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Sopratutto negli ultimi mesi, si è fatto un gran parlare dell’Intelligenza Artificiale non in quanto tale ma già come fenomeno, quindi nelle sue seppur vaghe ancora, applicazioni.

Come sempre gli utenti, investiti da tante informazioni, se da una parte fanno fatica a restare al passo per restare informati, dall’altra sono particolarmente performanti nel gioco dell’avere un’opinione. Non perché avere un’opinione non sia lecito ma sappiamo bene che oggi non è certo un atto di ribellione, come sarebbe certamente provare ad informarsi.

Già a metà del 2021, il Parlamento Europeo dava ampissimo spazio al discorso sull’intelligenza artificiale anche in relazione all’audiovisivo, fornendoci un’importante base per il dibattito odierno.

Così recita la Relazione – A9-0127/2021 RELAZIONE sull’intelligenza artificiale nell’istruzione, nella cultura e nel settore audiovisivo 19.4.2021 

L’IA sta modificando il funzionamento delle industrie culturali e creative, in particolare il settore audiovisivo

L’utilizzo dell’IA si sta diffondendo rapidamente nel settore dei media, con diverse applicazioni:

  • marketing e pubblicità basati sui dati, attraverso l’addestramento degli algoritmi di apprendimento automatico per creare pubblicità o video promozionali di film;
  • personalizzazione dell’esperienza degli utenti, attraverso l’utilizzo dell’apprendimento automatico per consigliare contenuti personalizzati sulla base di dati legati all’attività e al comportamento degli utenti;
  •  ottimizzazione delle ricerche, attraverso l’utilizzo dell’IA per migliorare la velocità e l’efficienza del processo di produzione dei media e la capacità di organizzare elementi visivi;
  •  creazione di contenuti, attraverso la realizzazione di filmati con segmenti video automatici pronti per la trasmissione ed effetti speciali, ad esempio ringiovanire digitalmente un attore o creare nuovi contenuti con un attore defunto;
  •  scrittura di copioni, dalla semplice creazione di testi informativi (notizie sportive o di attualità prodotte da robot) alla scrittura di opere di finzione, come nel caso del cortometraggio sperimentale “Sunspring”;
  • interazione dello spettatore con narrazioni complesse, come nel caso dell’ultimo episodio della serie britannica “Black Mirror”, intitolato “Bandersnatch”;
  •  sottotitolazione automatica, ad esempio i processi di conversione del parlato in testo, per gli spettatori con disabilità;
  •  moderazione automatica dei contenuti audiovisivi.

 

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Anche se l’IA offre numerose opportunità in termini di produzione di contenuti culturali e creativi di elevata qualità, la distribuzione e l’accesso centralizzati sollevano una serie di questioni etiche e giuridiche, in particolare per quanto concerne la protezione dei dati, la libertà di espressione e la diversità culturale.

Già fin qui possiamo guardare come con poche righe avessero centrato non il punto della questione ma le basi del dibattito, che per semplificazione si dividono sempre in buoni e cattivi, qui nello specifico in opportunità e criticità.

E continua…

Le opere culturali e creative, in particolare quelle audiovisive, vengono distribuite principalmente attraverso grandi piattaforme centralizzate, il che subordina la fruizione dei media agli algoritmi proprietari sviluppati da tali piattaforme.

[…]

In questo contesto la relatrice propone di istituire un osservatorio sull’IA incaricato di armonizzare i nuovi sviluppi in materia di IA e di agevolarne il controllo sulla base di elementi fattuali, nell’ottica di affrontare la questione della verificabilità e della responsabilità delle applicazioni di IA nei settori culturali e creativi.

Sono tanti gli spunti da cui estendere il discorso per poter parlare anche e soprattutto del potenziale positivo dell’Intelligenza Artificiale. Come per esempio in un altro passaggio della relazione in cui la relatrice, Sabine Verheyen sostiene:

Negli ultimi anni l’IA è diventata sempre più importante per il patrimonio culturale, segnatamente in risposta a potenziali minacce moderne quali i cambiamenti climatici o i conflitti. L’IA può avere varie applicazioni in questo settore: ad esempio può essere utilizzata per migliorare l’esperienza dei visitatori delle istituzioni culturali e dei musei, che possono beneficiare di percorsi narrativi personalizzati o di guide virtuali. I bot di conversazione possono dialogare in modo interattivo sul patrimonio culturale o su altri argomenti in qualsiasi lingua, semplificando l’accesso alle informazioni e offrendo agli utilizzatori un’esperienza culturale stimolante.

 

È questo il potenziale dell’AI di poter espandere le narrazioni e renderle sempre più alla portata di tutti.

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