Il Fondo Impresa Donna, denominato ufficialmente Fondo Impresa Femminile, è l’incentivo nazionale nato per sostenere la creazione, lo sviluppo e il consolidamento delle attività guidate da donne.
La misura ha previsto contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati per nuove imprese, lavoratrici autonome e aziende femminili già attive in tutta Italia.
Nel 2026 il Fondo continua a essere molto cercato da chi vuole aprire un’attività o realizzare un nuovo progetto imprenditoriale. È però importante chiarire subito un aspetto: lo sportello per la presentazione di nuove domande è attualmente chiuso. Le aperture del 2022 si sono concluse a seguito dell’esaurimento delle risorse disponibili e, al 3 luglio 2026, non risulta pubblicata una nuova finestra per l’invio delle richieste.
Conoscere i requisiti, le spese previste e la struttura della domanda resta comunque utile per preparare il progetto in anticipo, verificare eventuali nuove aperture e valutare altre agevolazioni rivolte all’imprenditoria femminile.
Per le giovani under 35 interessate ad avviare un’attività, COM2 propone inoltre un corso gratuito online per l’autoimpiego, dedicato alla costruzione dell’idea, del modello di business e del Business Plan.
Che cos’è il Fondo Impresa Donna
Il Fondo Impresa Femminile è una misura promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e gestita da Invitalia.
L’obiettivo è favorire:
- la nascita di nuove imprese guidate da donne;
- lo sviluppo di attività femminili già esistenti;
- il consolidamento delle imprese;
- la diffusione della cultura imprenditoriale;
- l’acquisizione di competenze gestionali;
- la partecipazione delle donne al lavoro autonomo e all’impresa;
- l’accesso femminile ai settori scientifici, tecnologici e innovativi.
La misura ha previsto due linee principali:
- incentivi per l’avvio di nuove imprese femminili;
- incentivi per lo sviluppo e il consolidamento di imprese già costituite.
Il Fondo è stato finanziato attraverso risorse nazionali e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Il Fondo Impresa Donna è aperto nel 2026?
Al 3 luglio 2026, il Fondo Impresa Femminile risulta chiuso alla presentazione di nuove domande.
Lo sportello era stato aperto nel 2022 con date differenti per:
- nuove imprese e attività da costituire;
- imprese femminili già avviate.
Le risorse disponibili sono state rapidamente esaurite e lo sportello è stato chiuso il 7 giugno 2022.
Le pagine ufficiali rimangono attive perché Invitalia continua a gestire:
- la valutazione delle domande già presentate;
- il perfezionamento dei progetti ammessi;
- la documentazione;
- le richieste di erogazione;
- le variazioni dei programmi finanziati;
- la rendicontazione delle spese.
Non bisogna quindi confondere la presenza della pagina online con l’apertura di un nuovo bando.
Chi è interessata alla misura dovrebbe controllare esclusivamente le comunicazioni ufficiali del Ministero e di Invitalia, evitando siti che annunciano riaperture non confermate.
A chi era rivolto il Fondo Impresa Femminile
Il Fondo era rivolto alle imprese femminili di qualsiasi dimensione, già costituite o da costituire, con sede in tutte le regioni italiane.
Potevano accedere quattro principali tipologie di soggetti.
Cooperative e società di persone
Le cooperative e le società di persone dovevano avere almeno il 60% di donne socie.
Società di capitali
Nelle società di capitali, le quote di partecipazione e i componenti degli organi di amministrazione dovevano essere composti per almeno i due terzi da donne.
Imprese individuali
Le imprese individuali dovevano avere una donna come titolare.
Lavoratrici autonome
Potevano partecipare anche le lavoratrici autonome con partita IVA.
Per la linea dedicata alle nuove attività potevano presentare il progetto anche persone fisiche che non avevano ancora costituito l’impresa, assumendo l’impegno ad avviarla dopo l’eventuale valutazione positiva.
Quando un’impresa può essere considerata femminile
Non è sufficiente che una donna lavori nell’attività o ricopra un ruolo operativo.
Per essere considerata impresa femminile, la composizione societaria e amministrativa deve rispettare le percentuali previste dalla misura.
Il requisito deve risultare dai documenti ufficiali dell’impresa, come:
- visura camerale;
- atto costitutivo;
- statuto;
- compagine societaria;
- composizione dell’organo amministrativo;
- apertura della partita IVA per le lavoratrici autonome.
La presenza femminile non deve essere soltanto formale. Le proponenti devono avere un ruolo coerente nella gestione e nella realizzazione del progetto.
Quali settori potevano partecipare
Il Fondo Impresa Femminile finanziava attività nei settori:
- industria;
- artigianato;
- trasformazione dei prodotti agricoli;
- servizi;
- commercio;
- turismo.
La produzione primaria di prodotti agricoli non rientrava tra le attività ammissibili.
Potevano quindi essere presentati, ad esempio, progetti relativi a:
- attività artigianali;
- servizi digitali;
- commercio;
- turismo;
- comunicazione;
- consulenza;
- attività culturali e creative;
- servizi professionali;
- tecnologia;
- produzione;
- servizi alla persona;
- attività rivolte alle imprese.
L’ammissibilità effettiva dipendeva dal settore, dal codice dell’attività e dalla coerenza del progetto con le regole della misura.
Chi ha meno di 35 anni e vuole sviluppare un progetto autonomo può lavorare sull’idea e sul Business Plan attraverso il corso gratuito COM2:
Contributi per le nuove imprese femminili
La linea per l’avvio era destinata:
- alle imprese femminili da costituire;
- alle lavoratrici autonome che volevano iniziare l’attività;
- alle imprese costituite da non più di 12 mesi.
I progetti potevano prevedere investimenti fino a 250.000 euro.
Progetti fino a 100.000 euro
Per i progetti con spese fino a 100.000 euro, l’agevolazione poteva coprire fino all’80% delle spese ammissibili, entro un contributo massimo di 50.000 euro.
Per le donne disoccupate la copertura poteva raggiungere il 90%, mantenendo comunque il limite massimo di 50.000 euro.
Progetti tra 100.000 e 250.000 euro
Per i progetti fino a 250.000 euro, il contributo poteva coprire il 50% delle spese ammissibili, entro un massimo di 125.000 euro.
Per questa linea l’agevolazione era concessa sotto forma di contributo a fondo perduto.
Contributi per le imprese femminili già costituite
La seconda linea era destinata alle lavoratrici autonome e alle imprese femminili costituite da più di 12 mesi.
I progetti potevano arrivare fino a 400.000 euro ed essere destinati a:
- sviluppare una nuova attività;
- ampliare un’attività già esistente;
- migliorare l’organizzazione;
- introdurre nuovi prodotti o servizi;
- aumentare la capacità produttiva;
- rafforzare la presenza sul mercato.
L’agevolazione poteva coprire fino all’80% delle spese ammissibili, entro un importo massimo di 320.000 euro.
Il sostegno era composto da un mix di:
- contributo a fondo perduto;
- finanziamento a tasso zero da restituire in otto anni.
La composizione dell’agevolazione dipendeva dall’età dell’impresa e dalle caratteristiche del programma.
Per le imprese costituite da oltre 36 mesi erano previste regole specifiche anche per il finanziamento del capitale circolante.
Quali spese erano ammissibili
Il Fondo poteva finanziare le spese strettamente collegate alla realizzazione del progetto.
Tra le principali categorie rientravano:
- impianti;
- macchinari;
- attrezzature nuove;
- arredi funzionali;
- programmi informatici;
- piattaforme digitali;
- applicazioni;
- software;
- brevetti;
- servizi cloud;
- personale dipendente assunto dopo la presentazione della domanda;
- opere edili entro i limiti previsti;
- spese per il capitale circolante;
- alcune attività di marketing e sviluppo dell’identità visiva.
Le attrezzature dovevano essere nuove, funzionali e utilizzate esclusivamente per il progetto agevolato.
Le opere edili non potevano superare il 30% del programma di spesa ammissibile.
Software, siti internet e marketing
Tra le spese immateriali potevano rientrare:
- sviluppo di software;
- applicazioni;
- piattaforme digitali;
- soluzioni tecnologiche;
- portali web;
- strumenti per la gestione aziendale;
- progettazione dell’identità visiva.
Le spese pubblicitarie correnti potevano essere considerate all’interno del capitale circolante, nei limiti previsti.
Non era sufficiente inserire genericamente una voce “marketing”. Ogni spesa doveva essere descritta, quantificata e collegata agli obiettivi del progetto.
Capitale circolante
Il capitale circolante comprende le risorse necessarie per gestire l’attività durante la fase di avvio o sviluppo.
Potevano rientrare:
- materie prime;
- materiali di consumo;
- servizi ordinari;
- affitto della sede;
- noleggio di macchinari e attrezzature;
- canoni di leasing;
- costi strettamente necessari allo svolgimento dell’attività.
Il capitale circolante poteva essere finanziato:
- entro il 20% del programma di spesa per le nuove imprese e per quelle costituite da non oltre 36 mesi;
- entro il 25% per le imprese costituite da oltre 36 mesi, nel rispetto degli ulteriori limiti previsti.
L’acquisto di merci destinate alla rivendita non era considerato ammissibile.
Quali spese non erano finanziabili
Tra le spese non ammesse rientravano:
- acquisto di immobili;
- acquisto di terreni;
- avviamento commerciale;
- licenze commerciali;
- imposte e tasse;
- IVA;
- spese sostenute prima della presentazione della domanda;
- acquisti non collegati al progetto;
- beni usati;
- costi non documentati;
- spese effettuate a condizioni non di mercato.
Uno degli errori più frequenti nella preparazione di una domanda è costruire il progetto partendo dagli acquisti desiderati invece che dagli obiettivi dell’attività.
Prima bisogna definire il modello di business, i clienti, il mercato e il piano operativo. Solo dopo è possibile costruire un piano di spesa coerente.
Quanto tempo era previsto per realizzare il progetto
I programmi di investimento dovevano essere realizzati entro 24 mesi dal perfezionamento del provvedimento di concessione.
La durata del progetto non corrispondeva quindi al semplice periodo di apertura dello sportello.
Le imprese ammesse dovevano rispettare:
- tempi di realizzazione;
- modalità di acquisto;
- obblighi di tracciabilità;
- procedure di rendicontazione;
- richieste di erogazione;
- mantenimento dei requisiti;
- vincoli previsti dal provvedimento.
Come si presentava la domanda
La domanda doveva essere presentata esclusivamente online attraverso la piattaforma di Invitalia.
La procedura richiedeva:
- identità digitale tramite SPID, CIE o CNS;
- firma digitale;
- indirizzo di posta elettronica certificata;
- compilazione dei moduli online;
- caricamento del Business Plan;
- descrizione dettagliata del progetto;
- piano degli investimenti;
- documentazione relativa all’impresa e alle proponenti;
- invio nei tempi di apertura dello sportello.
Per le società costituite, la domanda doveva essere compilata dal legale rappresentante.
Per le imprese da costituire, la compilazione poteva essere effettuata dalla persona fisica proponente, che avrebbe poi dovuto partecipare alla futura impresa.
Attualmente questa procedura non è disponibile per nuove candidature, perché lo sportello è chiuso.
Quali documenti preparare in caso di riapertura
Anche in assenza di una nuova apertura, chi vuole sviluppare un’impresa femminile può iniziare a raccogliere la documentazione necessaria.
È utile preparare:
- documento di identità;
- curriculum delle proponenti;
- descrizione dell’idea;
- dati sul mercato;
- analisi dei concorrenti;
- profilo dei clienti;
- Business Model Canvas;
- Business Plan;
- piano economico-finanziario;
- preventivi;
- cronoprogramma;
- piano degli investimenti;
- informazioni sulla forma giuridica;
- eventuali autorizzazioni;
- disponibilità della sede;
- fonti di copertura finanziaria.
Preparare questi materiali non garantisce l’accesso a un incentivo, ma permette di valutare meglio l’idea e di essere più pronte nel caso di una nuova opportunità.
Il Business Plan per il Fondo Impresa Donna
Il Business Plan era uno degli elementi centrali della domanda.
Doveva dimostrare:
- la qualità dell’idea;
- la presenza di un mercato;
- la conoscenza dei clienti;
- la sostenibilità economica;
- la coerenza delle spese;
- le competenze delle proponenti;
- la capacità di realizzare il progetto;
- le prospettive di crescita.
Non era sufficiente presentare un’attività interessante.
Il progetto doveva spiegare in modo concreto:
- che cosa sarebbe stato venduto;
- a chi;
- con quale prezzo;
- attraverso quali canali;
- con quali costi;
- con quali ricavi;
- in quali tempi;
- grazie a quali competenze.
Come costruire un piano di spesa credibile
Il piano di spesa deve derivare dal progetto e non essere un semplice elenco di acquisti.
Per ogni voce è necessario chiarire:
- che cosa si vuole acquistare;
- perché è necessario;
- come verrà utilizzato;
- quale funzione svolgerà;
- quanto costa;
- quando sarà acquistato;
- quale risultato permetterà di raggiungere.
Un’attività di produzione video, ad esempio, potrebbe prevedere:
- videocamere;
- obiettivi;
- microfoni;
- luci;
- computer;
- software;
- archiviazione cloud;
- sito internet;
- materiali promozionali.
Ogni bene dovrebbe essere collegato ai servizi offerti e al numero di progetti che l’attività prevede di realizzare.
Come avveniva la valutazione
La valutazione non riguardava soltanto la presenza formale dei requisiti.
Invitalia esaminava anche:
- coerenza del progetto;
- competenze delle proponenti;
- fattibilità tecnica;
- potenziale di mercato;
- sostenibilità economico-finanziaria;
- adeguatezza degli investimenti;
- capacità organizzativa;
- prospettive dell’attività.
Durante l’istruttoria potevano essere richiesti chiarimenti o integrazioni.
La concessione del contributo non era automatica e non dipendeva soltanto dall’ordine di presentazione.
Errori da evitare
Tra gli errori più frequenti nella preparazione di un progetto ci sono:
- non verificare la qualifica di impresa femminile;
- confondere il Fondo con un contributo automatico;
- presentare dati di mercato generici;
- indicare come clienti “tutti”;
- non analizzare i concorrenti;
- sovrastimare i ricavi;
- sottostimare i costi;
- inserire acquisti non necessari;
- non considerare la liquidità iniziale;
- non spiegare il ruolo delle proponenti;
- presentare un Business Plan copiato;
- sostenere spese prima della domanda;
- affidarsi a notizie non ufficiali sulla riapertura.
Cosa fare nel 2026 se il Fondo è chiuso
La chiusura dello sportello non significa che sia necessario abbandonare il progetto.
È possibile utilizzare questo periodo per:
- verificare l’idea;
- definire i clienti;
- studiare il mercato;
- scegliere la forma giuridica;
- preparare il Business Plan;
- stimare costi e ricavi;
- raccogliere preventivi;
- individuare le autorizzazioni;
- confrontare altre misure;
- controllare i bandi regionali;
- monitorare Invitalia e il Ministero.
Tra le altre misure nazionali da valutare possono rientrare gli incentivi per le imprese femminili e giovanili, le startup innovative e l’autoimpiego.
Le condizioni cambiano in base a:
- età;
- territorio;
- settore;
- forma giuridica;
- stato occupazionale;
- dimensione del progetto;
- caratteristiche dell’attività.
Per questo motivo è necessario verificare ogni incentivo sulle relative pagine ufficiali.
Corso gratuito COM2 per giovani donne che vogliono avviare un’impresa
COM2 propone un corso gratuito online per l’autoimpiego, rivolto a giovani tra i 18 anni compiuti e i 35 anni non ancora compiuti in possesso dei requisiti previsti dal programma.
Il percorso aiuta a sviluppare:
- idea imprenditoriale;
- Business Model Canvas;
- analisi del mercato;
- definizione dei clienti;
- modello di business;
- strategia di marketing;
- piano operativo;
- analisi dei costi;
- previsione dei ricavi;
- sostenibilità economica;
- Business Plan;
- preparazione del progetto.
Il corso prevede:
- 60 ore di formazione collettiva online;
- 40 ore di accompagnamento personalizzato.
Non è necessario avere già aperto un’impresa. Il percorso è utile anche per chi parte da un’idea iniziale e vuole verificarne la fattibilità.
Disclaimer: il riferimento al “Fondo Impresa Donna 2026” indica che l’articolo è aggiornato al 2026 e risponde alle ricerche di chi cerca informazioni attuali sulla misura. Non significa che sia attivo un nuovo bando denominato “Fondo Impresa Donna 2026”. Al momento, lo sportello del Fondo Impresa Femminile risulta chiuso alla presentazione di nuove domande. L’articolo ha finalità informative: descrive il funzionamento della misura, i requisiti delle precedenti aperture e le attività utili per preparare un progetto in vista di eventuali future opportunità.


