Aprire un’impresa nel 2026 significa trasformare un’idea in un’attività organizzata, sostenibile e conforme agli adempimenti previsti.
La procedura non consiste soltanto nell’apertura della partita IVA. Prima di iniziare bisogna verificare il mercato, scegliere la forma giuridica, individuare il codice ATECO corretto, valutare autorizzazioni e requisiti professionali, stimare costi e ricavi e organizzare gli aspetti fiscali e previdenziali.
Molti passaggi possono essere effettuati online, ma gli adempimenti cambiano in base:
- al tipo di attività;
- alla forma giuridica;
- al settore;
- alla presenza di soci;
- al territorio;
- alla sede;
- all’impiego di personale;
- alle autorizzazioni necessarie.
Per evitare errori è quindi importante non partire direttamente dalla parte burocratica, ma costruire prima un progetto chiaro.
COM2 propone un corso gratuito online per l’autoimpiego, rivolto a giovani under 35 che vogliono sviluppare un’idea di impresa, un’attività autonoma o un progetto professionale.
Tutte le informazioni sono disponibili nella pagina dedicata:
Disclaimer: questa guida è aggiornata a luglio 2026 e ha finalità informative. Procedure, requisiti, regimi fiscali, contributi e incentivi possono variare in base alla tipologia di attività e alle modifiche normative. Prima di aprire un’impresa è consigliabile verificare gli adempimenti con un commercialista, la Camera di commercio, il SUAP del Comune e gli enti competenti.
Che cosa significa aprire un’impresa
Aprire un’impresa significa avviare un’attività economica organizzata per produrre o vendere beni e servizi.
Un’impresa può operare, ad esempio, nei settori:
- commercio;
- artigianato;
- turismo;
- cultura;
- audiovisivo;
- comunicazione;
- servizi digitali;
- consulenza;
- eventi;
- formazione;
- servizi alla persona;
- servizi alle imprese;
- produzione;
- tecnologia;
- ristorazione.
Non tutte le attività autonome sono necessariamente imprese.
Un libero professionista può esercitare un’attività prevalentemente intellettuale senza essere iscritto al Registro delle imprese, salvo i casi previsti. Un commerciante, un artigiano o un’attività organizzata per la vendita di beni e servizi deve invece normalmente iscriversi al Registro delle imprese.
La distinzione incide su:
- iscrizione alla Camera di commercio;
- posizione previdenziale;
- forma giuridica;
- adempimenti amministrativi;
- autorizzazioni;
- modalità di apertura.
Da dove iniziare per aprire un’impresa
Il primo passo non è compilare un modulo, ma definire il progetto.
Prima di avviare le procedure bisogna rispondere ad alcune domande:
- Che cosa voglio vendere?
- A chi voglio rivolgermi?
- Quale problema risolve la mia proposta?
- Esistono clienti interessati?
- Quali concorrenti sono già presenti?
- Quanto sono disposti a pagare i clienti?
- Quali investimenti devo sostenere?
- Quali saranno i costi mensili?
- Quante vendite devo realizzare?
- Ho bisogno di una sede?
- Servono autorizzazioni?
- Lavorerò da solo o con altri soci?
- Quanto denaro mi serve per iniziare?
Queste informazioni costituiscono la base del Business Plan.
1. Definire l’idea imprenditoriale
Un’idea imprenditoriale deve spiegare in modo concreto:
- quale attività si vuole realizzare;
- quali prodotti o servizi saranno offerti;
- quali clienti verranno serviti;
- quale bisogno sarà soddisfatto;
- perché il progetto dovrebbe essere scelto;
- come saranno generati i ricavi.
Dire “voglio aprire un’attività di comunicazione” non è sufficiente.
È necessario specificare, ad esempio:
- quali servizi verranno offerti;
- a quali tipologie di clienti;
- con quali prezzi;
- in quale territorio;
- attraverso quali canali;
- con quali competenze;
- con quale elemento distintivo.
Più l’idea è definita, più sarà semplice valutare forma giuridica, codice ATECO, investimenti e autorizzazioni.
2. Analizzare mercato e clienti
Prima di investire bisogna verificare se esiste una domanda.
L’analisi del mercato dovrebbe considerare:
- dimensione del settore;
- tendenze;
- caratteristiche del territorio;
- bisogni dei clienti;
- prezzi applicati;
- comportamento di acquisto;
- concorrenti;
- opportunità;
- rischi.
È possibile raccogliere informazioni attraverso:
- dati statistici;
- associazioni di categoria;
- Camere di commercio;
- osservatori;
- ricerche online;
- interviste;
- questionari;
- analisi dei concorrenti;
- confronto con potenziali clienti.
L’obiettivo non è dimostrare che l’idea è perfetta, ma individuare le condizioni che devono essere rispettate affinché possa funzionare.
Nel corso gratuito COM2 i partecipanti lavorano anche sull’analisi del mercato, sull’individuazione dei clienti e sulla verifica dell’idea.
Scopri il percorso:
3. Preparare il Business Plan
Il Business Plan descrive il progetto dal punto di vista strategico, commerciale, organizzativo ed economico-finanziario.
Dovrebbe contenere:
- sintesi del progetto;
- descrizione dell’attività;
- profilo dell’imprenditore e dei soci;
- prodotti e servizi;
- analisi del mercato;
- clienti;
- concorrenti;
- modello di business;
- strategia di marketing;
- piano operativo;
- investimenti;
- costi;
- ricavi;
- fabbisogno finanziario;
- rischi;
- obiettivi;
- cronoprogramma.
Il piano serve a verificare se l’attività potrà sostenere i propri costi e produrre un reddito adeguato.
È inoltre spesso necessario quando si presenta una domanda per:
- finanziamenti;
- contributi a fondo perduto;
- agevolazioni Invitalia;
- prestiti bancari;
- ingresso di soci;
- programmi di incubazione;
- investimenti esterni.
4. Scegliere la forma giuridica
La forma giuridica determina il modo in cui l’impresa sarà organizzata, amministrata e tassata.
La scelta dipende da:
- numero di persone coinvolte;
- capitale disponibile;
- rischio economico;
- responsabilità;
- dimensione del progetto;
- costi di costituzione;
- prospettive di crescita;
- necessità di investitori;
- modalità di gestione.
Impresa individuale
L’impresa individuale è intestata a una sola persona.
Può essere adatta a progetti semplici, nei quali il titolare svolge direttamente l’attività e non ha bisogno di una struttura societaria complessa.
Tra le caratteristiche principali:
- costituzione relativamente semplice;
- costi iniziali generalmente più contenuti;
- gestione affidata al titolare;
- assenza di separazione completa tra patrimonio personale e patrimonio dell’impresa.
Il titolare risponde generalmente delle obbligazioni dell’attività anche con il proprio patrimonio personale.
Società di persone
Le principali società di persone sono:
- società semplice;
- società in nome collettivo;
- società in accomandita semplice.
Nelle società di persone il ruolo dei soci è centrale e la responsabilità può estendersi al patrimonio personale, secondo la forma scelta e la posizione ricoperta.
La società semplice non può essere utilizzata per l’esercizio di attività commerciali.
Società di capitali
Tra le società di capitali rientrano:
- società a responsabilità limitata;
- società a responsabilità limitata semplificata;
- società per azioni;
- società in accomandita per azioni.
La forma più utilizzata per le piccole e medie imprese è generalmente la società a responsabilità limitata.
La società dispone di un proprio patrimonio separato da quello dei soci, nei limiti e alle condizioni previste dalla legge.
La costituzione richiede normalmente:
- atto costitutivo;
- statuto;
- intervento notarile;
- capitale sociale;
- iscrizione al Registro delle imprese;
- adempimenti contabili e societari.
Cooperativa
La cooperativa è un’impresa costituita per soddisfare bisogni comuni dei soci attraverso uno scopo mutualistico.
Può essere utilizzata, ad esempio, per attività:
- culturali;
- sociali;
- educative;
- produttive;
- professionali;
- di servizi;
- di inserimento lavorativo.
La forma deve essere valutata in base al progetto e alle finalità effettive.
Libero professionista
Chi svolge un’attività professionale prevalentemente intellettuale può operare come libero professionista.
In base alla professione, può essere necessario:
- iscriversi a un ordine o collegio;
- aprire la partita IVA;
- iscriversi alla cassa professionale;
- oppure iscriversi alla Gestione separata INPS;
- stipulare una copertura assicurativa;
- rispettare requisiti specifici.
Un commercialista può aiutare a distinguere correttamente tra attività professionale e attività d’impresa.
5. Scegliere il codice ATECO
Il codice ATECO identifica l’attività economica svolta.
Dal 2025 è operativa la classificazione ATECO 2025, utilizzata per gli adempimenti statistici, fiscali e amministrativi.
Il codice influisce su:
- descrizione dell’attività;
- regime fiscale;
- coefficiente di redditività nel regime forfettario;
- contribuzione previdenziale;
- assicurazione INAIL;
- autorizzazioni;
- partecipazione ai bandi;
- accesso agli incentivi;
- applicazione degli studi e degli indicatori previsti.
Un’attività può avere:
- un codice principale;
- uno o più codici secondari.
Il codice principale dovrebbe rappresentare l’attività prevalente.
È importante non scegliere il codice soltanto perché sembra simile alla descrizione del progetto. Bisogna verificare che rappresenti correttamente ciò che verrà effettivamente svolto.
6. Verificare requisiti, autorizzazioni e licenze
Non tutte le attività possono essere avviate liberamente.
In alcuni settori possono essere richiesti:
- requisiti professionali;
- titoli di studio;
- corsi abilitanti;
- autorizzazioni sanitarie;
- licenze;
- nulla osta;
- iscrizione ad albi;
- requisiti morali;
- conformità dei locali;
- certificazioni;
- autorizzazioni ambientali;
- pareri tecnici.
Questi obblighi possono riguardare, ad esempio:
- commercio alimentare;
- somministrazione;
- turismo;
- servizi alla persona;
- attività sanitarie;
- trasporti;
- artigianato regolamentato;
- spettacolo;
- sicurezza;
- professioni regolamentate.
Prima di firmare un contratto di affitto o acquistare attrezzature è consigliabile verificare la fattibilità dell’attività presso il SUAP del Comune competente.
7. Scegliere la sede
La sede può essere:
- un ufficio;
- un negozio;
- un laboratorio;
- un immobile produttivo;
- uno spazio condiviso;
- un coworking;
- l’abitazione del titolare, quando consentito;
- una sede esclusivamente amministrativa.
La scelta deve tenere conto di:
- destinazione d’uso;
- regolamenti comunali;
- requisiti igienico-sanitari;
- accessibilità;
- sicurezza;
- conformità degli impianti;
- eventuali vincoli condominiali;
- autorizzazioni;
- spazio necessario;
- costi.
Non tutte le attività possono essere esercitate da casa.
La compatibilità deve essere verificata in base al Comune, al regolamento edilizio, alla destinazione dell’immobile e alla tipologia di attività.
8. Scegliere il regime fiscale
Il regime fiscale determina le modalità di calcolo delle imposte e gli adempimenti contabili.
Per le persone fisiche che avviano un’attività può essere possibile utilizzare il regime forfettario, se vengono rispettati tutti i requisiti previsti.
Nel 2026 la soglia generale di ricavi o compensi per l’accesso e la permanenza nel regime è pari a 85.000 euro, ferme restando le cause di esclusione e le ulteriori condizioni previste.
Il reddito imponibile non viene calcolato sottraendo analiticamente tutti i costi, ma applicando ai ricavi o compensi un coefficiente di redditività collegato al codice ATECO.
Il regime forfettario non è sempre la scelta più conveniente.
Bisogna valutare:
- costi reali dell’attività;
- investimenti;
- clienti;
- volume d’affari;
- presenza di dipendenti;
- altre fonti di reddito;
- cause di incompatibilità;
- prospettive di crescita.
Le società non possono utilizzare il regime forfettario e seguono regole fiscali e contabili differenti.
La scelta dovrebbe essere effettuata con il supporto di un commercialista.
9. Aprire la partita IVA
La partita IVA identifica il soggetto che svolge abitualmente un’attività economica o professionale.
Per le persone fisiche, la dichiarazione di inizio attività viene effettuata attraverso il modello AA9/12.
La pratica può essere presentata:
- direttamente;
- attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate;
- tramite un intermediario abilitato;
- nell’ambito della Comunicazione Unica, quando prevista.
Nella dichiarazione devono essere indicati, tra gli altri:
- dati del titolare;
- sede;
- attività;
- codice ATECO;
- data di inizio;
- regime fiscale;
- eventuali ulteriori informazioni richieste.
Per le società vengono utilizzate procedure e modelli differenti.
10. Iscriversi al Registro delle imprese
Le imprese devono normalmente iscriversi al Registro delle imprese della Camera di commercio competente.
Per l’impresa individuale l’avvio avviene telematicamente attraverso la Comunicazione Unica.
Il Registro delle imprese rappresenta l’anagrafe ufficiale delle attività economiche e contiene informazioni come:
- denominazione;
- sede;
- titolare;
- soci;
- amministratori;
- attività;
- codice ATECO;
- capitale;
- unità locali;
- domicilio digitale.
L’iscrizione comporta generalmente il pagamento di:
- diritti di segreteria;
- imposta di bollo, quando prevista;
- diritto annuale camerale;
- eventuali costi professionali.
Gli importi dipendono dalla forma giuridica e dalla pratica.
11. Presentare la Comunicazione Unica
La Comunicazione Unica permette di effettuare, attraverso una sola procedura telematica, diversi adempimenti verso:
- Registro delle imprese;
- Agenzia delle Entrate;
- INPS;
- INAIL.
Può essere utilizzata per:
- iscrizione dell’impresa;
- apertura della partita IVA;
- iscrizione previdenziale;
- apertura della posizione assicurativa;
- successive variazioni;
- cessazione.
La pratica deve essere firmata digitalmente e inviata al Registro delle imprese competente.
Può essere predisposta direttamente dal titolare, quando dispone degli strumenti e delle competenze necessarie, oppure da:
- commercialista;
- associazione di categoria;
- consulente;
- intermediario abilitato.
12. Ottenere PEC e firma digitale
Le imprese devono disporre di un domicilio digitale, normalmente rappresentato da una casella PEC.
La PEC viene utilizzata per ricevere:
- comunicazioni ufficiali;
- notifiche;
- atti;
- richieste degli enti;
- messaggi con valore legale.
Il domicilio digitale deve essere comunicato al Registro delle imprese.
La firma digitale serve invece per sottoscrivere le pratiche telematiche con lo stesso valore giuridico della firma autografa.
È necessaria, ad esempio, per:
- Comunicazione Unica;
- pratiche camerali;
- domande di finanziamento;
- deposito di atti;
- documenti societari;
- partecipazione a procedure pubbliche.
13. Presentare la SCIA al SUAP
Per numerose attività è necessario presentare la Segnalazione certificata di inizio attività, conosciuta come SCIA.
La pratica viene trasmessa al SUAP, lo Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune competente.
Quando sono presenti tutti i requisiti e la documentazione è completa, la ricevuta telematica della SCIA può consentire l’avvio immediato dell’attività.
Questo non significa che non siano previsti controlli.
Il Comune e gli enti competenti possono verificare successivamente:
- requisiti;
- dichiarazioni;
- locali;
- impianti;
- documentazione;
- conformità dell’attività.
In alcuni casi non basta la SCIA ed è necessario attendere un’autorizzazione espressa.
La procedura cambia in base al settore e al territorio.
14. Iscriversi all’INPS
La posizione previdenziale dipende dall’attività svolta.
Un imprenditore può essere iscritto, ad esempio, alla:
- Gestione Artigiani;
- Gestione Commercianti;
- Gestione separata;
- cassa professionale di categoria.
Gli artigiani e i commercianti devono generalmente versare:
- contributi minimi annuali;
- eventuali contributi aggiuntivi calcolati sul reddito.
Questo significa che può essere dovuta una contribuzione minima anche quando il reddito effettivo è basso.
Gli importi e le aliquote vengono aggiornati periodicamente dall’INPS.
Prima di aprire l’attività è quindi importante inserire anche i contributi previdenziali nel calcolo dei costi.
15. Verificare l’iscrizione all’INAIL
L’iscrizione all’INAIL è necessaria quando l’attività comporta rischi tutelati dall’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
L’obbligo dipende:
- dal tipo di attività;
- dalle lavorazioni svolte;
- dall’utilizzo di attrezzature;
- dalla presenza di dipendenti;
- dai soggetti coinvolti.
La posizione può essere aperta attraverso la Comunicazione Unica.
Anche questo aspetto deve essere valutato prima dell’avvio, soprattutto per attività artigianali, produttive o con personale.
16. Aprire un conto dedicato
Un conto corrente dedicato permette di separare le operazioni personali da quelle legate all’attività.
Per alcune forme societarie è necessario disporre di un conto intestato alla società.
Anche quando non è espressamente obbligatorio, può essere utile per:
- controllare entrate e uscite;
- effettuare pagamenti tracciabili;
- gestire imposte e contributi;
- rendicontare finanziamenti;
- verificare la liquidità;
- semplificare il lavoro contabile.
La separazione delle operazioni aiuta inoltre a comprendere se l’attività sta realmente producendo risultati economici.
17. Organizzare contabilità e fatturazione
Prima di emettere la prima fattura bisogna organizzare:
- fatturazione elettronica;
- conservazione dei documenti;
- registrazione delle operazioni;
- pagamenti;
- scadenze fiscali;
- gestione dell’IVA, quando prevista;
- dichiarazioni;
- eventuali ritenute;
- rapporti con il commercialista.
È utile scegliere fin dall’inizio:
- software;
- sistema di archiviazione;
- modalità di emissione delle fatture;
- procedure per i preventivi;
- condizioni di pagamento;
- gestione dei ritardi;
- controllo delle scadenze.
Una cattiva organizzazione amministrativa può creare problemi anche a un’attività che vende bene.
Quanto costa aprire un’impresa nel 2026
Non esiste un costo unico.
Le spese dipendono dalla forma giuridica, dal settore e dalla complessità del progetto.
Possono comprendere:
- commercialista;
- notaio;
- firma digitale;
- PEC;
- diritti camerali;
- bolli;
- diritto annuale;
- autorizzazioni;
- consulenze;
- corsi obbligatori;
- assicurazioni;
- affitto;
- deposito cauzionale;
- attrezzature;
- software;
- sito internet;
- marketing;
- scorte;
- contributi previdenziali;
- capitale iniziale;
- costi del personale.
Un’impresa individuale che offre servizi digitali può richiedere un investimento limitato.
Un’attività con locale, personale, attrezzature e autorizzazioni può invece richiedere risorse molto più elevate.
Per questo è necessario preparare un piano degli investimenti e un budget per i primi mesi.
Quanta liquidità serve
Uno degli errori più frequenti è calcolare soltanto il costo di apertura.
Dopo l’avvio bisogna sostenere spese anche quando i ricavi non sono ancora sufficienti.
La liquidità iniziale dovrebbe coprire:
- affitto;
- utenze;
- contributi;
- software;
- assicurazioni;
- acquisti;
- marketing;
- personale;
- consulenze;
- imposte;
- imprevisti.
Bisogna inoltre considerare che alcuni clienti potrebbero pagare dopo 30, 60 o più giorni.
Un’attività può essere economicamente valida ma entrare in difficoltà se non dispone della liquidità necessaria.
Nel corso gratuito COM2 i partecipanti lavorano anche su investimenti, costi, ricavi e sostenibilità economico-finanziaria.
Quanto tempo serve per aprire un’impresa
I tempi variano in base all’attività.
Un’attività semplice e priva di particolari autorizzazioni può essere avviata in tempi relativamente brevi.
Un progetto che richiede:
- costituzione di una società;
- ricerca della sede;
- lavori;
- autorizzazioni;
- requisiti sanitari;
- licenze;
- finanziamenti;
- assunzione di personale;
può richiedere diversi mesi.
È utile preparare un cronoprogramma con:
- studio dell’idea;
- analisi del mercato;
- Business Plan;
- scelta della forma giuridica;
- verifica dei requisiti;
- individuazione della sede;
- raccolta dei preventivi;
- ricerca delle risorse;
- costituzione;
- autorizzazioni;
- acquisti;
- comunicazione;
- avvio.
Finanziamenti per aprire un’impresa nel 2026
Nel 2026 sono disponibili diverse misure nazionali e territoriali.
L’accesso dipende da:
- età;
- territorio;
- settore;
- stato occupazionale;
- forma giuridica;
- composizione societaria;
- innovatività;
- importo dell’investimento.
Tra gli strumenti da valutare possono rientrare:
- Autoimpiego Centro-Nord;
- Resto al Sud 2.0;
- ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero;
- Smart&Start Italia;
- Cultura Cresce;
- Fondo di garanzia per le PMI;
- bandi regionali;
- contributi delle Camere di commercio;
- microcredito.
Autoimpiego Centro-Nord
Autoimpiego Centro-Nord è rivolto ai giovani tra i 18 anni compiuti e i 35 anni non ancora compiuti che rispettano almeno una delle condizioni previste dal programma.
La misura sostiene nuove attività nel Centro-Nord nei settori:
- industria;
- artigianato;
- servizi;
- turismo;
- commercio;
- attività libero-professionali.
Sono escluse le attività agricole, della pesca e dell’acquacoltura, fatte salve le trasformazioni previste.
L’incentivo può comprendere voucher e contributi a fondo perduto.
Resto al Sud 2.0
Resto al Sud 2.0 sostiene gli under 35 che vogliono avviare attività imprenditoriali, autonome o libero-professionali nei territori del Mezzogiorno.
La misura riguarda:
- Abruzzo;
- Basilicata;
- Calabria;
- Campania;
- Molise;
- Puglia;
- Sardegna;
- Sicilia.
Anche in questo caso è necessario rispettare i requisiti relativi a età, condizione personale, territorio e progetto.
Corso gratuito COM2 per preparare l’apertura dell’impresa
COM2 propone un corso gratuito online per l’autoimpiego, rivolto a giovani tra i 18 anni compiuti e i 35 anni non ancora compiuti in possesso dei requisiti previsti.
Il percorso complessivo dura 100 ore:
- 60 ore di formazione collettiva online;
- 40 ore di accompagnamento personalizzato.
Durante il corso si lavora su:
- orientamento all’autoimpiego;
- definizione dell’idea;
- analisi del mercato;
- clienti;
- concorrenza;
- Business Model Canvas;
- modello di business;
- strategia commerciale;
- marketing;
- piano operativo;
- costi;
- ricavi;
- sostenibilità;
- Business Plan;
- preparazione del progetto.
Non è necessario avere già aperto la partita IVA o costituito l’impresa.
Il percorso è utile anche per chi ha un’idea iniziale e vuole capire se può trasformarla in un’attività concreta.
Errori da evitare quando si apre un’impresa
Tra gli errori più frequenti ci sono:
- aprire la partita IVA senza aver analizzato il progetto;
- scegliere il codice ATECO in modo approssimativo;
- non verificare le autorizzazioni;
- firmare un contratto di affitto prima di controllare i locali;
- sottostimare i contributi previdenziali;
- confondere fatturato e guadagno;
- non calcolare le imposte;
- non considerare i tempi di pagamento;
- acquistare attrezzature inutili;
- non disporre di liquidità;
- sovrastimare le vendite;
- scegliere la forma giuridica soltanto in base al costo;
- non verificare i bandi prima di sostenere le spese;
- confondere un contributo a fondo perduto con un finanziamento;
- affidarsi a informazioni non ufficiali;
- non stabilire prezzi sostenibili.
Checklist per aprire un’impresa nel 2026
Prima di iniziare, verifica di avere:
- definito l’idea;
- individuato i clienti;
- analizzato il mercato;
- studiato la concorrenza;
- preparato il Business Plan;
- scelto la forma giuridica;
- individuato il codice ATECO;
- verificato autorizzazioni e requisiti;
- scelto la sede;
- calcolato gli investimenti;
- stimato costi e ricavi;
- valutato il regime fiscale;
- verificato la posizione previdenziale;
- individuato le risorse finanziarie;
- raccolto i preventivi;
- ottenuto PEC e firma digitale;
- organizzato contabilità e fatturazione;
- pianificato il lancio;
- verificato eventuali incentivi.
Domande frequenti
Quanto costa aprire un’impresa?
Dipende dalla forma giuridica e dal settore. Bisogna considerare non soltanto le pratiche di apertura, ma anche attrezzature, sede, contributi, consulenze, autorizzazioni e liquidità iniziale.
È obbligatorio avere un commercialista?
Non sempre è formalmente obbligatorio. Il supporto di un professionista è però consigliato per scegliere correttamente forma giuridica, regime fiscale, codice ATECO e adempimenti.
Posso aprire un’impresa senza una sede?
Dipende dall’attività. Alcuni servizi possono essere svolti da remoto o presso i clienti. Altre attività richiedono locali con caratteristiche e autorizzazioni specifiche.
Posso aprire un’impresa da casa?
In alcuni casi sì, ma bisogna verificare destinazione d’uso, regolamenti comunali, contratto, vincoli condominiali e compatibilità dell’attività.
Posso aprire un’impresa se sono dipendente?
È possibile in molti casi, ma bisogna verificare contratto, incompatibilità, obblighi di fedeltà, eventuale concorrenza e regole specifiche per i dipendenti pubblici.
Devo aprire subito la partita IVA?
La partita IVA deve essere aperta quando inizia l’attività abituale. Prima è comunque consigliabile preparare il progetto e verificare gli adempimenti.
Il regime forfettario è sempre conveniente?
No. La convenienza dipende da costi, ricavi, situazione personale, contributi e prospettive dell’attività.
Quanto tempo serve per aprire?
Un’attività semplice può essere avviata rapidamente. Attività con società, sede, lavori o autorizzazioni possono richiedere tempi più lunghi.
Posso ottenere un contributo a fondo perduto?
Dipende dai requisiti e dai bandi disponibili. Il contributo non è automatico e deve essere richiesto prima di sostenere le spese, quando previsto dall’avviso.
Serve il Business Plan?
Non sempre è obbligatorio per l’apertura formale, ma è fondamentale per valutare la sostenibilità e viene spesso richiesto per ottenere finanziamenti.
Fonti ufficiali
Agenzia delle Entrate – Apertura della partita IVA:
Registro delle imprese – Comunicazione Unica:
https://www.registroimprese.it/comunicazione-unica-d-impresa
Registro delle imprese – Impresa individuale:
https://www.registroimprese.it/impresa-individuale
Impresa in un giorno – Avvio dell’attività e SCIA:
https://www.impresainungiorno.gov.it/web/l-impresa-e-il-comune/avvio-di-impresa-e-inizio-attivita
ISTAT – Classificazione ATECO 2025:
https://www.istat.it/classificazione/ateco-2025/
INPS – Gestione Artigiani e Commercianti:
Invitalia – Autoimpiego Centro-Nord:
https://www.invitalia.it/incentivi-e-strumenti/autoimpiego-centro-nord
Invitalia – Resto al Sud 2.0:
https://www.invitalia.it/incentivi-e-strumenti/resto-al-sud-20


